Come scrivere le esperienze lavorative nel curriculum (+ esempi pratici)
Per anni ho fatto la recruiter.
Ho letto migliaia di curriculum, e te lo dico senza girarci intorno: la sezione “esperienze lavorative” è quella che decide tutto. È lì che un selezionatore capisce, in pochi secondi, se sei la persona giusta o se il tuo CV finisce nella pila degli “no, grazie”.
Eppure è anche la parte che blocca di più. Non sai cosa inserire, non sai come descriverlo, non sai se quel part-time conta davvero.
Non è colpa tua: nessuno ti ha mai insegnato a raccontare il tuo lavoro. In questa guida vediamo insieme come scrivere le esperienze lavorative nel curriculum, con esempi concreti prima e dopo.
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Indice dei contenuti
Cosa scrivere nella sezione esperienza lavorativa del CV?
Non solo i lavori a tempo pieno. Contano anche stage, volontariato, lavori freelance, part-time e collaborazioni temporanee.
Cosa inserire dipende da dove sei nel tuo percorso:
- Se hai già esperienza nel tuo settore, punta sui ruoli più recenti e pertinenti.
- Se sei alle prime armi, stai cambiando settore o rientri nel mondo del lavoro dopo una pausa, puoi valorizzare anche stage e volontariato.
La domanda da farti prima di scrivere qualsiasi riga è sempre la stessa: questa esperienza è rilevante per il ruolo a cui mi candido?
Se la risposta è no, eliminala. Meglio un CV corto e mirato che uno lungo e generico.
Un errore che vedevo spessissimo quando facevo recruiting: candidati che inserivano OGNI lavoretto fatto negli ultimi quindici anni, nell’ordine sbagliato, senza gerarchia. Il risultato era un CV illeggibile, dove l’esperienza davvero importante si perdeva in mezzo al resto.
Il tuo CV non deve raccontare la tua vita. Deve rispondere a una domanda sola: perché dovrei chiamarti per questo ruolo specifico?
(Se invece devi rimettere mano a tutto il CV, non solo alle esperienze, parti dalla guida completa al curriculum.)
Cosa significa “esperienza lavorativa pertinente”?
Se hai mai compilato una candidatura su LinkedIn o su un portale di annunci, questa frase l’hai già incontrata: “Inserisci un’esperienza lavorativa pertinente”. Ma cosa vuol dire, in pratica?
Pertinente significa collegata al ruolo per cui ti stai candidando. Non identica, ma collegata.
Un’esperienza è pertinente quando almeno una di queste cose è vera:
- riguarda lo stesso settore, o un settore vicino;
- ti ha fatto usare competenze che il nuovo ruolo richiede, anche se il contesto era diverso;
- ha prodotto risultati che interessano a chi ti selezionerà.
Esempio: ti candidi come addetto customer care. L’esperienza da cameriere è pertinente — hai gestito clienti, reclami, pressione — anche se il settore è un altro. La stagione come magazziniere, per quel ruolo lì, probabilmente no.
Il punto non è “che lavoro hai fatto”, ma “cosa di quel lavoro serve a chi ti sta leggendo”. La stessa identica esperienza può essere pertinente per una candidatura e irrilevante per un’altra: per questo il CV si adatta a ogni annuncio, non si spedisce uguale a tutti.
Posizione lavorativa: cosa scrivere se il titolo non rende l’idea?
Qui viene il bello. Molte persone hanno un titolo di lavoro che, sulla carta, non dice niente di quello che fanno davvero.
Mi è capitato un CV che come posizione riportava solo “Project Manager informatico”. Che diceva tutto e niente: PM di cosa? Su quali progetti? Il lavoro di traduzione l’ho dovuto fare io — capire l’ambito in cui operava e il tipo di progetti che seguiva, per dare a quel ruolo un nome preciso e comprensibile al primo sguardo. Ecco il punto: se il selezionatore deve tradurre il tuo titolo, hai già perso secondi preziosi. Traduci tu, PRIMA.
Puoi modificare la posizione lavorativa quando:
- Il titolo era originale o interno all’azienda. Una startup può assumerti come “Growth Ninja”, ma se fai attività di marketing e acquisizione clienti, sul CV scrivi “Specialista Marketing e Acquisizione Clienti”.
- Indossi più cappelli contemporaneamente. Sei stato assunto come commerciale ma coordini anche il team marketing? Sul CV, per una candidatura in ambito marketing, puoi scrivere “Coordinatore Marketing e Vendite”.
Attenzione: modificare NON significa mentire. Il confine è sottile ma netto. Puoi chiarire il tuo ruolo, non puoi inventarne uno che non hai mai avuto.
Come si scrive la descrizione di un’esperienza lavorativa?
Qui sta la vera differenza tra un CV che passa inosservato e uno che fa venire voglia di chiamarti.
La struttura, prima di tutto.
Riga di intestazione: titolo posizione | azienda | città | mese/anno – mese/anno
Esempio:
Responsabile Commerciale | Nome Azienda | Milano | giugno 2020 – aprile 2022
Se in quell’azienda lavori ancora, chiudi con “– oggi” (o “– in corso”): giugno 2020 – oggi. Sembra un dettaglio, ma un selezionatore deve capire al volo qual è la tua situazione attuale.
Prima ancora della singola esperienza, l’intera sezione ha bisogno di un’intestazione chiara. Puoi chiamarla semplicemente “Esperienza” o “Esperienza lavorativa”, oppure renderla più specifica: “Esperienza commerciale”, “Esperienza nel settore turistico”. La chiave è renderla riconoscibile a colpo d’occhio, perché un selezionatore scansiona il CV prima di leggerlo davvero.
Ordina le esperienze in ordine cronologico inverso: dalla più recente alla più vecchia. Non c’è eccezione a questa regola, a meno che tu non stia costruendo un CV funzionale per motivi molto specifici (e in quel caso, meglio farsi seguire da un professionista).
Elenco puntato: da 3 a 5 righe che descrivono cosa hai fatto e cosa hai ottenuto. Non partire dalla mansione, parti dal RISULTATO.
Vediamo la differenza con quattro esempi reali.
Esempio 1: Commesso in un negozio
❌ Versione debole: “Mi occupavo della vendita e dell’assistenza clienti in negozio.”
✅ Versione forte: “Gestito il rapporto con una media di 40 clienti al giorno, con un tasso di conversione superiore alla media del team. Formato 2 nuovi colleghi sulle procedure di cassa e sull’accoglienza cliente.”
Vedi la differenza? Il primo racconta il compito. Il secondo racconta il CONTRIBUTO.
Esempio 2: Cameriere che si candida come receptionist
❌ Versione debole: “Servivo ai tavoli e prendevo le ordinazioni.”
✅ Versione forte: “Gestito il flusso clienti in un ristorante da 80 coperti durante i turni di punta, rispondendo contemporaneamente a prenotazioni telefoniche e richieste al tavolo, mantenendo tempi di attesa contenuti anche nei momenti di massima affluenza.”
Qui non stai vendendo “esperienza da cameriere”. Stai vendendo gestione della pressione, multitasking e contatto telefonico con il cliente: esattamente ciò che serve a un receptionist. È l’esperienza pertinente di cui parlavamo sopra, messa in pratica.
Esempio 3: Impiegato amministrativo promosso a responsabile
❌ Versione debole: “Mi occupavo di registrazione fatture e pratiche amministrative, poi sono diventato responsabile del team.”
✅ Versione forte: “Gestito la fatturazione attiva e passiva per un portafoglio di oltre 100 clienti (2018–2020). Promosso a Responsabile Amministrativo nel 2020: coordinamento di un team di 3 persone e riduzione dei tempi di chiusura mensile del bilancio.”
In caso di promozione, puoi separare i due ruoli in due righe distinte, come nell’esempio, oppure raggrupparli se le mansioni si sovrappongono molto.
Una regola pratica che do sempre nelle mie consulenze: ogni riga puntata dovrebbe partire con un VERBO D’AZIONE al passato (gestito, coordinato, ridotto, aumentato, formato) e non con un soggetto passivo come “ero responsabile di” o “mi occupavo di”. Non è un dettaglio stilistico: cambia il modo in cui il selezionatore ti percepisce, da persona che subisce il lavoro a persona che lo guida. Se ti mancano le parole giuste, ho raccolto 185 verbi d’azione per il tuo curriculum divisi per area.
Esempio 4: Sviluppatore junior
❌ Versione debole: “Ho lavorato allo sviluppo di funzionalità per un’applicazione web.”
✅ Versione forte: “Sviluppato 6 nuove funzionalità per un’applicazione web in React e Node.js, lavorando in team con metodologia Agile. Ridotto i tempi di caricamento della pagina principale intervenendo sull’ottimizzazione delle query al database.”
Anche in ambito tecnico vale la stessa regola: non basta elencare tecnologie usate, serve dire cosa hai costruito e con quale impatto.
Ricordo un CV tecnico che riportava solo il nome dell’azienda e le tecnologie utilizzate. Nessun contesto, nessun progetto seguito. E io, che quel profilo dovevo presentarlo, non sapevo rispondere alla domanda più semplice: ok, ma cosa ci hai FATTO con questi strumenti? La lista dice cosa conosci. Non dice cosa sai costruire.
Un errore che vedo spessissimo, soprattutto in profili tecnici o molto specializzati: pensare che basti l’elenco delle competenze per convincere. Non basta. Il selezionatore vuole sapere cosa hai fatto CON quelle competenze, non solo che le possiedi.
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Quali parole chiave usare nella sezione esperienza lavorativa?
Prima di scrivere, leggi con attenzione l’annuncio di lavoro. Segna le competenze e le mansioni richieste, poi controlla quali hai davvero.
Questo passaggio serve a due cose:
- Molte aziende, soprattutto le più grandi, usano un ATS (Applicant Tracking System), il software che scansiona il CV cercando parole chiave specifiche prima che lo veda un essere umano.
- Un selezionatore in carne e ossa capisce più velocemente perché sei un buon candidato.
Non significa riempire il CV di parole a caso copiate dall’annuncio. Significa usare, dove è vero, lo stesso linguaggio del settore in cui vuoi entrare.
Se l’annuncio parla di “gestione del ciclo attivo e passivo” e tu su quel fronte hai esperienza reale, scrivi esattamente così, non “mi occupavo di registrazione fatture”. Piccola differenza sulla carta, grande differenza per un ATS e per un selezionatore che al primo giro dedica al tuo CV una manciata di secondi.
Quanto indietro nel tempo devo andare con le esperienze lavorative?
Come regola generale, non serve andare oltre i 10-15 anni.
I selezionatori guardano soprattutto l’esperienza più recente e pertinente. Ricevono decine di candidature, spesso non hanno il tempo di leggere un CV di tre pagine con vent’anni di storia lavorativa.
Un CV di UNA pagina, mirato, batte quasi sempre un CV lungo e dispersivo.
E le esperienze vecchie ma importanti? Se un ruolo di vent’anni fa è davvero rilevante per la candidatura, puoi citarlo in una riga secca, senza elenco puntato: titolo, azienda, anni. L’importante è che non rubi spazio a quello che hai fatto negli ultimi anni.
Come scrivere le esperienze nel curriculum se non ne hai (quasi)?
È la paura più comune di chi si affaccia al mondo del lavoro: “Non ho esperienza, cosa ci metto in quella sezione?”
Più di quanto pensi. “Non ho mai avuto un contratto” non significa “non ho mai fatto niente”:
- Stage e tirocini curriculari: sono esperienza a tutti gli effetti — descrivili con la stessa struttura dei lavori veri (cosa hai fatto, cosa hai imparato, con quali strumenti).
- Volontariato e associazionismo: organizzare un evento di una pro loco o gestire i social di un’associazione sportiva sono esperienze che parlano di responsabilità e organizzazione.
- Lavoretti e stagioni: ripetizioni, animazione, stagione al mare. Riletti bene, raccontano affidabilità, gestione del cliente, resistenza alla fatica.
- Progetti universitari o personali: una tesi sul campo, un progetto di gruppo, un piccolo e-commerce aperto per prova.
La regola è la stessa di tutto l’articolo: non elencare cosa dovevi fare, racconta cosa hai fatto e cosa ne è uscito. Un diciannovenne che scrive “Gestito in autonomia le consegne serali per una pizzeria, coordinando 15-20 ordini a turno” dice molto più di tanti CV pieni di contratti.
Come gestire un buco nel curriculum senza nasconderlo?
Se il periodo senza lavoro è breve (meno di sei mesi), spesso non serve nemmeno segnalarlo.
Se è più lungo, meglio non lasciarlo lì in silenzio, come se sperassi che nessuno se ne accorga. Aggiungi una voce tipo “Esperienza aggiuntiva”, una o due righe, per spiegare cosa hai fatto: un corso di formazione, la cura di un familiare, un periodo all’estero per la lingua.
Non restare in silenzio per paura del giudizio, non riempire il vuoto con scuse che non ti servono. Il vuoto si spiega, non si nasconde.
Se serve, puoi approfondire questo tema nella lettera di presentazione. Il CV deve restare snello.
Una cosa che ripeto spesso nelle mie consulenze: un buco nel curriculum non è una colpa da nascondere, è un’informazione da gestire. C’è una grande differenza tra i due approcci, e i selezionatori la percepiscono. Chi nasconde trasmette insicurezza, chi gestisce trasmette controllo sulla propria storia professionale.
Quali sono gli errori più comuni nella sezione esperienza lavorativa?
Da recruiter, questi sono gli errori che vedevo più spesso, in curriculum di persone con profili anche molto validi:
- Elenco di compiti invece che di risultati. “Mi occupavo di…” racconta cosa dovevi fare, non cosa hai davvero portato all’azienda.
- Descrizioni identiche per esperienze diverse. Se hai copiato e incollato lo stesso elenco puntato per due lavori simili, il selezionatore se ne accorge. Ogni ruolo ha avuto le sue sfumature: raccontale.
- Troppi dettagli su esperienze poco rilevanti. Non serve dedicare cinque righe a un lavoro di dieci anni fa che non c’entra nulla con il ruolo attuale.
- Zero numeri, zero dati. Anche in ruoli dove sembra impossibile quantificare (assistenza clienti, ruoli educativi, lavori manuali), quasi sempre un dato si trova: quante persone hai gestito, in quanto tempo, con quale frequenza.
Non serve correggerli tutti insieme. Basta rileggere ogni esperienza con questa domanda in testa: sto raccontando cosa ho fatto, o sto solo elencando cosa mi era stato chiesto di fare?
FAQ — Domande frequenti
Cosa scrivere nella descrizione di un’esperienza lavorativa nel CV?
Parti dal ruolo e dalle responsabilità principali, poi aggiungi 3-5 righe puntate che raccontano cosa hai fatto e, quando possibile, cosa hai ottenuto con numeri concreti. Evita l’elenco di compiti generici: punta sul contributo, non sulla mansione.
Quante esperienze lavorative mettere nel curriculum?
Non c’è un numero fisso. Conta la pertinenza, non la quantità. Meglio 3-4 esperienze rilevanti descritte bene che 8 esperienze elencate in modo generico. Se un’esperienza non è collegata al ruolo per cui ti candidi, valuta se toglierla.
Come scrivere l’esperienza lavorativa se è la prima volta?
Puoi valorizzare stage, tirocini curriculari, volontariato, lavori part-time o piccoli progetti freelance. Descrivi cosa hai fatto concretamente e quali competenze hai usato, anche se il contesto non era un “lavoro” in senso tradizionale.
Si può modificare il titolo della posizione lavorativa nel CV?
Sì, quando il titolo originale non rende chiaro il tuo ruolo reale, ad esempio se l’azienda usava nomi interni originali. L’importante è chiarire, non inventare: la nuova dicitura deve corrispondere a ciò che hai davvero fatto.
La sezione esperienze lavorative è quella su cui i selezionatori si soffermano di più. Non serve raccontare tutto, serve raccontare bene ciò che conta per il ruolo a cui ti candidi.
Analizza l’annuncio, scegli le esperienze pertinenti, e per ognuna scrivi cosa hai fatto e cosa hai ottenuto, con dati veri dove li hai.
Non serve un curriculum perfetto al primo tentativo. Serve un curriculum che, rileggendolo, senti davvero tuo: il racconto onesto di quello che sai fare.
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Se hai dubbi o domande, scrivimi un commento qui sotto oppure trovami su LinkedIn, dove parlo di CV, colloqui e carriera ogni settimana.
Buona ricerca!
Monica

Sono Monica Lucadello, consulente di carriera e orientatrice ASNOR. Per 10 anni ho fatto la recruiter: migliaia di CV letti e altrettanti colloqui condotti dall’altra parte del tavolo. Oggi aiuto le persone a trovare — e cambiare — lavoro. LinkedIn Top Voice.










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