Come scrivere una lettera di dimissioni
Per dieci anni ho fatto la recruiter, e le lettere di dimissioni le ho lette da entrambi i lati: quelle dei candidati che entravano, e quelle di chi lasciava.
Ti tolgo subito un peso: la lettera di dimissioni è il documento più semplice della tua vita professionale. Non deve spiegare, non deve convincere, non deve giustificare. Deve dire una cosa sola, in modo chiaro e con le date giuste.
Qui trovi cosa deve contenere, come funziona il preavviso, la procedura telematica obbligatoria in Italia, gli errori che ti conviene evitare, e tre fac simile pronti da adattare.
Stai per cambiare, ma vuoi farlo con una strategia?
Nella guida gratuita “La guida per la tua carriera” trovi come decidere quando lasciare, come muoverti e come non farti male nel passaggio.
Indice dei contenuti
Cosa deve contenere una lettera di dimissioni
Gli elementi essenziali sono pochi e non negoziabili:
- I tuoi dati e quelli dell’azienda (destinatario);
- la data in cui scrivi;
- la dichiarazione chiara di volerti dimettere dal tuo ruolo;
- il rispetto del preavviso previsto dal contratto, con l’indicazione dell’ultimo giorno di lavoro;
- la firma.
Tutto il resto — i ringraziamenti, la disponibilità a fare un passaggio di consegne ordinato — è facoltativo ma consigliato. Non perché sia obbligatorio, ma perché il mondo del lavoro è più piccolo di quanto sembri, e come esci da un’azienda conta quanto come ci entri.
Quello che non deve contenere: i motivi dettagliati, le lamentele, i conti in sospeso. La lettera è un atto formale, non lo sfogo. I motivi, se vuoi, li dici a voce al tuo responsabile — e su come farlo ho scritto una guida a parte: come comunicare le dimissioni al tuo capo.
Il preavviso: quanto dura e perché conta
Il periodo di preavviso non lo decidi tu: lo stabilisce il tuo Contratto Collettivo Nazionale (CCNL), e cambia in base al livello di inquadramento e all’anzianità. Può andare da pochi giorni (durante il periodo di prova) a diversi mesi per i quadri e i dirigenti.
Prima di scrivere la data dell’ultimo giorno, controlla il tuo CCNL (lo trovi citato in busta paga o nel contratto). Se dai un preavviso più corto di quello dovuto, l’azienda può trattenerti la cosiddetta “indennità di mancato preavviso” dall’ultima busta paga.
Regola pratica: conta i giorni di preavviso a partire dalla data di comunicazione e scrivi nero su bianco l’ultimo giorno. Meglio un numero certo che un “tra circa un mese”.
La procedura telematica: la lettera da sola non basta
Qui c’è il punto che manda in confusione più persone, e che quasi nessuno spiega bene.
Dal 12 marzo 2016 (Jobs Act), in Italia le dimissioni volontarie sono valide solo se inviate in modalità telematica, tramite il portale del Ministero del Lavoro, autenticandoti con SPID, CIE o CNS. In alternativa puoi affidarti a un patronato, a un sindacato o a un consulente del lavoro, che la trasmettono per te.
Cosa significa in pratica: la lettera che consegni al capo ha valore di comunicazione e di cortesia professionale, ma non sostituisce la procedura telematica. Sono due passaggi distinti, e servono entrambi:
- La procedura telematica → rende le dimissioni legalmente valide;
- La lettera + la conversazione con il capo → gestiscono il rapporto umano e professionale.
Fonte: Dimissioni telematiche — Cliclavoro (Ministero del Lavoro).
Fac simile n.1 — Lettera di dimissioni con preavviso (la più comune)
Spett.le [Nome Azienda]
[Indirizzo][Luogo], [data]
Oggetto: dimissioni volontarie
Io sottoscritto/a [Nome e Cognome], assunto/a presso la Vostra azienda in data [data di assunzione] con la qualifica di [ruolo], comunico le mie dimissioni volontarie dal rapporto di lavoro.
Nel rispetto del preavviso previsto dal CCNL applicato, il mio ultimo giorno di lavoro sarà il [data ultimo giorno].
Resto a disposizione per garantire un ordinato passaggio di consegne. Ringrazio per l’opportunità e la collaborazione di questi anni.
Distinti saluti,
[Firma]
Fac simile n.2 — Dimissioni durante il periodo di prova
In prova il preavviso è ridotto (spesso nullo o di pochi giorni, secondo il CCNL). La lettera si accorcia:
[Luogo], [data]
Oggetto: dimissioni durante il periodo di prova
Io sottoscritto/a [Nome e Cognome], assunto/a in data [data] con la qualifica di [ruolo] e attualmente in periodo di prova, comunico le mie dimissioni con effetto immediato / a partire dal [data], come consentito dal contratto in questa fase.
Ringrazio per l’opportunità.
[Firma]
Fac simile n.3 — Dimissioni per giusta causa
La “giusta causa” (per esempio mancato pagamento dello stipendio, o gravi inadempienze del datore) ti esonera dal preavviso e, in alcuni casi, dà diritto alla NASpI. È una strada delicata: prima di percorrerla, fatti seguire da un patronato o da un consulente del lavoro, perché la causa va motivata e documentata.
[Luogo], [data]
Oggetto: dimissioni per giusta causa
Io sottoscritto/a [Nome e Cognome], assunto/a in data [data] con la qualifica di [ruolo], rassegno le mie dimissioni per giusta causa, con effetto immediato e senza preavviso, ai sensi dell’art. 2119 c.c., a causa di [motivazione sintetica e verificabile].
[Firma]
Un avvertimento: la lettera arriva dopo la decisione, non prima
La lettera è l’ultimo passo, non il primo. Prima vengono la decisione (da lucido) e la conversazione con il tuo responsabile — dove può arrivare la controproposta dell’azienda per trattenerti. Come gestirla senza fare l’errore più comune l’ho scritto nell’articolo fratello: come comunicare le dimissioni al tuo capo.
Se vuoi il quadro d’insieme del percorso — dalla decisione alla comunicazione — l’ho raccolto in come dare le dimissioni: cosa fare e cosa non fare. E prima dell’ultimo giorno c’è tutta una serie di cose pratiche da mettere in ordine, per non lasciare nulla in sospeso: le trovi in cosa fare prima di lasciare il tuo lavoro.
Regola breve: se te ne vai per una ragione vera, raramente qualche euro in più la cancella. E se la questione era davvero solo economica, il posto per affrontarla era la trattativa sullo stipendio, prima delle dimissioni. Se invece la ragione erano le persone, riconoscere chi hai intorno aiuta a decidere con lucidità: i 5 tipi di colleghi tossici.
Errori da evitare nella lettera di dimissioni
- Scriverla a caldo, nel giorno storto. Le dimissioni si decidono da lucidi, non nel picco della rabbia. La lettera resta; l’umore passa.
- Sfogarsi nel testo. Ogni frase polemica è un ponte bruciato. Il documento è neutro per scelta, non per debolezza.
- Sbagliare o omettere la data dell’ultimo giorno. È l’unica informazione che serve davvero all’azienda per organizzarsi.
- Pensare che la lettera basti. Senza la procedura telematica, per la legge non ti sei ancora dimesso.
- Dimenticare la copia per te. Consegnane due, fatti firmare la ricevuta su una, e conservala.
FAQ — Domande frequenti sulla lettera di dimissioni
La lettera di dimissioni è obbligatoria?
Legalmente valgono le dimissioni telematiche; la lettera cartacea non è obbligatoria per legge, ma è la prassi professionale per comunicare la decisione al datore e mettere per iscritto la data dell’ultimo giorno. Consigliata sempre.
Quanto preavviso devo dare?
Dipende dal tuo CCNL e dal tuo inquadramento: varia da pochi giorni in prova fino a diversi mesi per quadri e dirigenti. Controlla il contratto: dare meno preavviso del dovuto può costarti un’indennità trattenuta in busta paga.
Posso dare le dimissioni via email o WhatsApp?
No: la comunicazione informale non ha valore legale (serve la procedura telematica) e, sul piano professionale, è vista come poco rispettosa. La decisione si comunica di persona al proprio responsabile.
Le dimissioni danno diritto alla NASpI?
Di norma le dimissioni volontarie non danno diritto alla NASpI, salvo alcuni casi (dimissioni per giusta causa o durante la maternità). Verifica la tua situazione con un patronato.
In sintesi
La lettera di dimissioni è un atto semplice: dati, decisione, data dell’ultimo giorno, firma. La parte difficile non è scriverla — è decidere bene e comunicarla bene.
Scrivila da lucido, rispetta il preavviso, completa la procedura telematica, e lascia una porta aperta alle tue spalle: il tuo prossimo lavoro potrebbe arrivare proprio da qualcuno che oggi è un tuo collega.
Scarica gratis “La guida per la tua carriera”
Come capire se è il momento di andare, come prepararti al passaggio e come muoverti senza bruciare le tappe.
Se hai un dubbio sulla tua situazione, scrivimi nei commenti o trovami su LinkedIn, dove parlo di carriera, colloqui e CV ogni settimana.
Monica

Sono Monica Lucadello, consulente di carriera e orientatrice ASNOR. Per 10 anni ho fatto la recruiter: migliaia di CV letti e altrettanti colloqui condotti dall’altra parte del tavolo. Oggi aiuto le persone a trovare — e cambiare — lavoro. LinkedIn Top Voice.










Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!