Come fare un ottimo profilo LinkedIn
Ho passato dieci anni a cercare candidati, e oggi LinkedIn è il posto dove scrivo ogni settimana come LinkedIn Top Voice. Quindi te lo dico da entrambi i lati: un profilo LinkedIn non è un CV online. Il CV lo mandi tu; il profilo LinkedIn lavora per te anche mentre dormi — se è fatto bene.
Ormai LinkedIn è imprescindibile per chi cerca lavoro o vuole farsi trovare — se hai ancora dubbi, ecco perché. I recruiter lo usano come un motore di ricerca: digitano parole chiave e filtrano. Se il tuo profilo non parla la loro lingua, semplicemente non compari. Qui trovi come fare un ottimo profilo LinkedIn, sezione per sezione, per passare da “invisibile” a “trovabile”.
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Indice dei contenuti
Prima di tutto: come ti trova un recruiter
Capire questo cambia tutto il resto. Il recruiter non “sfoglia” LinkedIn: cerca. Scrive nel motore di ricerca (o nello strumento LinkedIn Recruiter) le competenze e i titoli che gli servono, e LinkedIn gli restituisce i profili più pertinenti e più completi.
Due conseguenze pratiche:
- Le parole chiave contano. Se fai l’addetto paghe ma sul profilo scrivi “professionista dell’ambito HR”, per la ricerca “addetto paghe” non esisti.
- La completezza premia. LinkedIn dà più visibilità ai profili completi. Uno lasciato a metà viene mostrato meno.
Tienilo a mente mentre compili ogni sezione qui sotto.
1. La foto profilo: il primo “sì” (o “no”)
La foto è la prima cosa che il recruiter vede, prima ancora di leggere una parola. Non serve un fotografo professionista, serve una foto che comunichi professionalità e affidabilità:
- volto ben visibile, luce naturale, sfondo pulito;
- abbigliamento coerente col tuo settore;
- espressione aperta (uno sguardo in camera, non la foto delle vacanze ritagliata).
Aggiungi anche l’immagine di copertina: è spazio gratuito per rafforzare chi sei. Anche solo un banner sobrio col tuo ambito comunica cura.
2. L’headline: il tuo biglietto da visita
L’headline è la riga sotto il tuo nome, e ti segue ovunque su LinkedIn: nei commenti, nelle ricerche, nelle richieste di collegamento. È il pezzo di testo più visto del tuo profilo, e quasi tutti lo sprecano lasciando solo il job title.
L’errore: “Impiegato presso Azienda X”.
Meglio: ruolo + specializzazione + valore, con le parole chiave che un recruiter cercherebbe.
Esempio: “Addetta Amministrazione e Contabilità | Ciclo attivo e passivo, bilancio | Precisione e scadenze rispettate”.
E qui occhio all’eccesso opposto: il keyword stuffing, cioè ammassare parole chiave a raffica sperando di comparire di più — tipo “Contabile | Contabilità | Contabile amministrativo | Esperto in contabilità e amministrazione”. Non funziona: LinkedIn e i recruiter lo riconoscono, e l’effetto è il contrario di quello che cerchi — sembri un profilo costruito per l’algoritmo, non una persona.
L’headline dell’esempio sopra, invece, non è keyword stuffing: è dire, in una riga, chi sei e per cosa dovrebbero trovarti, con le parole chiave giuste messe dentro una frase che si legge naturale. Se sei in cerca attiva, puoi anche dichiararlo.
3. La sezione “Informazioni”: la tua voce
È il punto dove smetti di essere un elenco e diventi una persona. Molti la lasciano vuota — errore enorme: è lo spazio che ti distingue da chi ha il tuo stesso ruolo.
Come scriverla:
- prima riga forte, perché LinkedIn ne mostra solo poche prima del “vedi altro”;
- 4-6 righe o pochi punti elenco, non un tema;
- racconta cosa sai fare e cosa ti muove, non la cronologia (quella è nell’esperienza);
- scrivi in prima persona: è più caldo e più tuo;
- chiudi con un invito (come contattarti, cosa cerchi).
Un consiglio che davo da recruiter e vale identico qui: i profili che mi colpivano erano quelli in cui la scrittura faceva emergere la personalità. Il contenuto conta, ma è la voce che ti fa ricordare — e la capacità di comunicare è una competenza che pesa ovunque, non solo qui.
Ti faccio un esempio concreto. Una persona che ho seguito aveva la sezione Informazioni completamente vuota. L’abbiamo riscritta come una piccola vetrina — una decina di righe: un paio sui settori in cui aveva operato, poi un elenco puntato asciutto delle sue competenze chiave e dei risultati raggiunti. Niente di eclatante: solo detto per intero e con ordine. Il profilo, finalmente completo, è stato premiato dallo stesso LinkedIn con più visibilità, e ha iniziato a ricevere parecchie più visite da recruiter e aziende. Quella sezione che prima non esisteva era diventata la porta da cui la trovavano.
4. L’esperienza: risultati, non mansioni
Vale la stessa regola d’oro del curriculum: non elencare compiti, racconta contributi. “Gestione del team” dice poco; “coordinamento di un team di 8 persone, con riduzione dei tempi di consegna del 20% in un anno” dice tutto.
Per ogni esperienza, 2-3 righe che rispondono a: cosa hai fatto, con quali strumenti, con quale risultato. Se vuoi approfondire come si scrive bene questa parte, l’ho spiegato nel dettaglio qui: come scrivere le esperienze lavorative (vale per il CV e per LinkedIn).
Puoi anche arricchire con contenuti multimediali: un progetto, una presentazione, un articolo. Rendono il profilo vivo.
5. Competenze e parole chiave: farti trovare
Qui si gioca la partita della visibilità. La sezione Competenze non è decorativa: è uno dei campi che LinkedIn e i recruiter usano per il match.
Come sceglierle bene:
- apri 3-4 annunci del ruolo che ti interessa;
- segna le competenze e i termini che si ripetono;
- inseriscili nel profilo — dove sono veri, non a caso.
Metti in cima le competenze più importanti e chiedi conferme (endorsement) a chi ci ha lavorato con te. Coerenza tra headline, informazioni, esperienza e competenze: se le parole chiave tornano nelle varie sezioni, il match è più forte.
6. “Open to Work”: dillo, se cerchi
Se sei in cerca di lavoro, attiva Open to Work: i recruiter filtrano proprio su questo. Puoi renderlo visibile a tutti (con il badge) o solo ai recruiter (opzione più discreta, se sei ancora occupato). Non attivarlo significa restare fuori da una fetta di ricerche.
7. Raccomandazioni: la prova sociale
Una cosa che scrivi tu vale meno della stessa cosa scritta da qualcun altro su di te. Le raccomandazioni sono la prova sociale del profilo: chiedile a ex capi, colleghi, clienti, e sii specifico su cosa vorresti mettessero in luce. Poche e sincere valgono più di tante generiche. Come chiederle e scriverle bene: come scrivere le referenze su LinkedIn.
8. L’attività: il profilo che si muove
Un profilo fermo comunica un professionista fermo. Non devi diventare un creator, ma esserci: commenta con criterio nel tuo settore, condividi un contenuto utile ogni tanto, celebra i traguardi. L’algoritmo premia chi è attivo mostrandolo di più, e i recruiter notano chi è presente. Se vuoi capire come usare davvero LinkedIn per la ricerca (non solo esserci), l’ho scritto qui: usare LinkedIn per trovare lavoro.
9. I dettagli che quasi tutti dimenticano
- URL personalizzato: trasforma il link pieno di numeri in
linkedin.com/in/nomecognome. Si fa in trenta secondi e fa più ordine (utile anche da mettere sul CV). - Lingua del profilo: se cerchi anche all’estero, crea la versione in inglese.
- Contatti aggiornati: un recruiter deve poterti raggiungere senza cercarti su Google.
- Coerenza col CV: date e ruoli devono combaciare. Le incongruenze insospettiscono.
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Gli errori più comuni (che ti rendono invisibile)
- Profilo incompleto → meno visibilità nelle ricerche.
- Headline con il solo job title → sprechi il campo più visto.
- Informazioni vuota → perdi l’unico spazio che ti distingue.
- Zero parole chiave del settore → non compari quando ti cercano.
- Esperienza a elenco di mansioni → suoni come tutti gli altri.
- Foto assente o inappropriata → il primo “no” prima ancora di leggerti.
Non serve correggerli tutti oggi. Serve iniziare da headline e Informazioni: sono quelli che spostano di più.
FAQ — Domande frequenti
Come farsi trovare dai recruiter su LinkedIn?
Usa nel profilo le parole chiave che i recruiter cercano (competenze e titoli del tuo settore, presi dagli annunci), completa tutte le sezioni, attiva “Open to Work” se cerchi e resta attivo sulla piattaforma. La ricerca premia i profili completi e coerenti.
Cosa scrivere nell’headline di LinkedIn?
Non solo il job title: ruolo + specializzazione + valore, con le parole chiave con cui vorresti essere trovato. In una riga deve essere chiaro chi sei e per cosa cercarti.
Quanto deve essere lunga la sezione Informazioni?
Breve e densa: 4-6 righe o pochi punti elenco. La prima riga deve funzionare da sola, perché LinkedIn mostra solo l’inizio prima del “vedi altro”. Scrivila in prima persona.
Serve pubblicare contenuti per farsi notare?
Aiuta, ma non è obbligatorio. Il minimo efficace è essere presenti: commentare nel proprio settore e condividere qualcosa di utile ogni tanto. Un profilo attivo viene mostrato di più di uno fermo.
In sintesi
Un ottimo profilo LinkedIn non è un profilo “pieno”: è un profilo trovabile e riconoscibile. Parole chiave giuste per comparire nelle ricerche, una voce vera per essere ricordato, e un minimo di attività per non sembrare fermo.
Parti da headline e Informazioni oggi. Sono le due sezioni che, da sole, cambiano quante volte compari — e come vieni ricordato quando compari.
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Hai un dubbio sul tuo profilo? Scrivimi nei commenti o trovami su LinkedIn, dove parlo di carriera, CV e LinkedIn ogni settimana.
Monica

Sono Monica Lucadello, consulente di carriera e orientatrice ASNOR. Per 10 anni ho fatto la recruiter: migliaia di CV letti e altrettanti colloqui condotti dall’altra parte del tavolo. Oggi aiuto le persone a trovare — e cambiare — lavoro. LinkedIn Top Voice.










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